Camerun: dar da bere ai rifugiati

Camerun: dar da bere ai rifugiati

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Camerun: dar da bere ai rifugiati

Un’associazione giovanile del Camerun costruisce con l'aiuto dei lettori un pozzo per il suo villaggio,in una zona semidesertica, e lo mette a disposizione di tutti, anche dei rifugiati che scappano dalle violenze di Boko Haram.

Data di pubblicazione: 04/09/2019

L’Africa trova in autonomia le soluzioni alla propria povertà. Cerca solo chi la aiuti a mettere ali ai sogni. È il caso di un micro-progetto realizzato nel villaggio di Mbadlak, all’estremo nord del Camerun, grazie al vostro aiuto. A proporlo l’Associazione giovani che opera all’interno della diocesi di Maroua-Mokolo e ha come mission quella di salvaguardare l’ambiente, combattere la desertificazione e la povertà materiale e spirituale che spesso da essa deriva.

L’equazione «cura dell’ambiente uguale salvaguardia degli esseri umani» è molto chiara ai giovani dell’associazione: «Viviamo in un clima desertico tropicale – afferma Martin, responsabile del progetto –. La stagione secca dura nove mesi e le siccità ricorrenti sono sempre più gravi. Verso marzo-aprile l’acqua diventa più preziosa dell’oro». Pesantissime le conseguenze: «I bambini, invece di studiare, passano ore in cerca d’acqua, che tra l’altro spesso non è potabile. Aumentano così le malattie e le morti causate principalmente dalle infezioni intestinali. Da noi si vive con meno di 1 euro al giorno, mentre allevamento e agricoltura di sussistenza sono sempre più difficili da sostenere con l’attuale carenza d’acqua».

Tanto per complicare le cose, negli ultimi anni, è cresciuto il fabbisogno d’acqua: «Siamo vicini al confine con Ciad e Nigeria, nella zona in cui imperversa il gruppo terroristico islamista di Boko Haram. Per questo motivo, nella nostra regione abbiamo un continuo afflusso di rifugiati camerunensi e nigeriani in fuga dai villaggi di confine». Una situazione che pesa ulteriormente su una carenza d’acqua già insostenibile.

Leggi l’articolo completo sul sito del «Messaggero di sant’Antonio» e nella versione digitale della rivista.