Come costruire una scuola dai rifiuti

Come costruire una scuola dai rifiuti

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Come costruire una scuola dai rifiuti

Un progetto a favore dei «pepenadores», riciclatori di rifiuti delle discariche di Oaxaca, in Messico, che sta diventando un volano di sviluppo. Al centro la costruzione di scuole verdi

Data di pubblicazione: 08/06/2017

Problema alla lavagna: metti insieme 8.500 bottiglie di plastica e 11 mila cartoni di Tetra pak. Che cosa ottieni? Nessuno di noi sa risolvere il quesito, ma un buon numero di bambini delle favelas a ridosso della grande discarica di Zaachila, nella periferia di Oaxaca, sa farlo eccome. Sono i materiali di recupero che loro stessi hanno contribuito a raccogliere e preparare per costruire tre scuole verdi, con l’aiuto di Sikanda, una ong locale, e grazie al sostegno di Caritas Antoniana. Siamo nel Messico sud orientale, in una delle zone più povere del Paese, dove si riscontrano tassi di sviluppo umano simili a quelli dell’Africa sub sahariana. Eppure il Messico è la 15ª economia del Pianeta, ma il 90 per cento della ricchezza è in mano al 2 per cento della popolazione. Va da sé che per risolvere i problemi di povertà e disuguaglianza non c’è muro che tenga. Occorrono conoscenze e opportunità. In una parola, occorrono «scuole».

Le scuole verdi finanziate da Caritas Antoniana non sono che tre tessere di un mosaico ben più grande che ha inizio nel 2009, quando un ragazzo messicano, José Carlos León Vargas, studente in Italia, e sua moglie Aurelia Annino, italiana di Catania, decidono di mettere a frutto i loro studi di cooperazione, gettando le basi di uno dei più innovativi progetti di sviluppo comunitario. «Volevamo essere presenti in un luogo in cui nessuna ong riusciva a lavorare – spiega Carlos –. Abbiamo scelto le favelas intorno alla capitale Oaxaca e i pepenadores, le famiglie di riciclatori informali che vivono vicino alle grandi discariche. Queste zone in America Latina sono come i campi profughi: afflitte da violenza, traffico di droga, assenza di servizi di base».
 

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