Fra e Flo, genitori in missione

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Fra e Flo, genitori in missione

Italiano lui, filippina lei, hanno una figlia biologica e 27 figli adottivi in una delle isole più povere delle Filippine. Ecco come voi lettori state aiutando la loro missione, a favore dei bambini di strada.

Data di pubblicazione: 23/07/2018

«Qui nun ce sta la corente da sette ore e neppure internet. Spero che ti arrivino i miei messaggi vocali su WhatsApp». L’accento romanesco di Francesco balla sul filo verde della chat. Sotto, la fila di iconcine rivela che i messaggi, pur a intermittenza, sono arrivati a destinazione. Sette pillole di conversazione giunte dritte da Calabnugan, provincia di Sibulan, isola di Negros Oriental nel Centro-Sud delle Filippine. «Mi chiamo Francesco Izzo e insieme con mia moglie Flora Aguit (Flo per gli amici), filippina, gestiamo una casa famiglia. Attualmente facciamo da papà e mamma a venticinque bambine e due bambini. Abbiamo anche una figlia naturale che si chiama Luce e ha 12 anni. Per sostenerci curiamo il giardino e l’orto. Abbiamo qualche animale, galline, tacchini, oche, una mucca, sei maiali, alcune capre. E da qualche tempo, grazie al vostro aiuto, anche sei vasche per l’itticoltura».

Tutto inizia nel 2016, quando un referente di Caritas Antoniana segnala a fra Valentino Maragno, responsabile dell’opera, le difficoltà della casa famiglia di Francesco e Flora, che accoglie bambini maltrattati, abusati o abbandonati. Le necessità sono davvero grandi e i soldi raccolti attraverso le due realtà fondate dai coniugi – «Bata ng Calabnugan» (letteralmente «I bambini di Calabnugan») nelle Filippine e l’Onlus «Isla ng Bata» («L’Isola dei bambini») in Italia – non sono sufficienti. Bisogna inventarsi qualcosa, un’attività che possa integrare il reddito. Da qui l’idea della coltura della tilapia, specie di pesce economico da allevare. Anche senza possedere la somma necessaria, Fra e Flo iniziano l’impresa, ma saranno i 40 mila euro donati dai lettori a permettere il completamento dell’opera, finanziando gli interventi di difesa idraulica e la costruzione delle sei vasche. A un anno di distanza il progetto è a pieno ritmo: «Tutti i pesci in più che riusciamo a produrre oltre il nostro sostentamento, li vendiamo per acquistare altri beni di prima necessità, come il riso». Un sospiro di sollievo, misto a gratitudine: «Grazie per aver creduto in noi».

Leggi l’articolo completo sul sito del «Messaggero di sant’Antonio» e nella versione digitale della rivista.