I bambini di strada di Nairobi diventano allevatori

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I bambini di strada di Nairobi diventano allevatori

Padre Renato Kizito Sesana, missionario comboniano e noto giornalista, è l’anima di questo progetto.

Data di pubblicazione: 18/10/2017

Padre Renato Kizito Sesana è uno di quei missionari che sarebbero piaciuti a sant’Antonio: ha anche lui speso la vita a unire le trame del Vangelo e della carità, della parola e della solidarietà vissuta. Comboniano ed ex direttore di Nigrizia, grande rivista missionaria, padre Renato è insieme un giornalista autorevole, voce dall’Africa senza compromessi, e un missionario impegnato, che dedica anima e corpo ai bambini e ai ragazzi abbandonati e vittime della violenza. Caritas Antoniana l’ha appoggiato già nel 1998, quando con l’aiuto dei lettori riuscì a costruire una scuola professionale e avviare un progetto di recupero per i bambini di strada dei sobborghi di Nairobi. Sono passati quasi 20 anni da allora, i suoi capelli lunghi e la folta barba che da sempre lo contraddistinguono sono diventati tutti bianchi. Eppure è tornato circa un anno fa alla porta di Caritas Antoniana, ancora una volta per i suoi bambini.

Un pollaio professionale

A Ongata Rongai, cittadina a sud di Nairobi, in Kenya, l’associazione di laici Koinonia costituita da padre Kizito, aveva costruito nel 2005 Tone la Maji home, letteralmente «goccia d’acqua», una casa famiglia per ex bambini di strada. La casa versava da tempo in una difficile situazione economica, tanto da costringere gli operatori ad abbassare il numero dei bambini accolti da 60 a 40. Il modo per risolvere il problema, lo sapeva ben padre Kizito, non era tanto cercare aiuto economico per coprire i buchi e tirare avanti, quanto creare le condizioni per aiutare il percorso di autosufficienza, già intrapreso con l’acquisto di 4 mucche, l’avvio di un pollaio casalingo e la coltivazione di un piccolo orto. La proposta era semplice: costruire un pollaio «professionale», più grande e modernamente attrezzato, per la produzione di uova e carne, con il doppio scopo di migliorare la dieta dei bambini e assicurarsi un introito stabile. La piccola attività avrebbe permesso anche di dare un lavoro a 4 ragazzi più grandi.

Leggi l’articolo completo sul sito del «Messaggero di sant’Antonio» e nella versione digitale della rivista.