Seminare speranza

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Seminare speranza

Pomodori, lattuga e fagiolini. Ma anche alberi da frutto. Un progetto di agricoltura rurale in Mozambico insegna a coltivare la terra.

Data di pubblicazione: 16/11/2017

Ripartire dalla terra. Per far germogliare campi abbandonati, battuti solo da periodiche siccità e alluvioni altrettanto frequenti. Rinascere dai campi e dagli orti per guarire da ferite troppo fresche lasciate da trent’anni di guerra dalla quale non si è mai del tutto usciti. La speranza può fiorire anche da un terreno che, coltivato bene, riprende vita.

Accade a Mapinhane, villaggio a sud del distretto di Vilankulo, a circa 45 km dalla stessa sede cittadina di Vilankulo. Siamo in Mozambico. Il Paese, distrutto da un conflitto interno che ha seminato morte e distruzione – intere generazioni sono fuggite da città e villaggi–, fa i conti con una tregua precaria e con danni gravissimi a quelle che sono il cuore della comunità: le famiglie. Per questo a Mapinhane è stato realizzato, grazie ad Asem Mozambico e Caritas Antoniana, un progetto di produzione agricola rivolto in special modo ai nuclei familiari. 

La superficie interessata è di circa otto ettari: tre dedicati alla produzione di frutta e cinque a quella di ortaggi. A rimboccarsi le maniche quindici capifamiglia. Il terreno è stato disboscato e lavorato. Sono stati tagliati alberi, portati via cespugli e sassi. Quindi, è stata eseguita la semina per arrivare sino alla raccolta dei primi frutti: pomodori, cavoli, lattuga, fagiolini, negli orti; banane, limoni, papaia, nei frutteti; distese di granoturco, nei campi.

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