La rivoluzione delle allevatrici

Data di pubblicazione: 8 Maggio 2026

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La vita di tante famiglie povere del Tamil Nadu, Stato che si trova nel Sud dell’India, famoso per la sua cultura millenaria e i suoi templi ma anche per le sue sacche di povertà e diseguaglianza sociale, è appesa all’allevamento di un animale, in genere una mucca. Il latte, munto per circa 240 giorni l’anno, è spesso l’unica fonte di sostentamento. A gestire questa infinitesima impresa familiare sono le donne, appartenenti alle caste più basse. Le ultime tra gli ultimi in una società che non prevede avanzamenti sociali e che nega alle donne povere l’accesso alla scuola, a un’abitazione decorosa, ai servizi sanitari. Una vera e propria segregazione sociale, peggiorata da alcune usanze culturali dure a morire, come l’obbligo di dote per le figlie date in sposa, fonte di tensione familiare e di violenza nei confronti delle donne da marito. 

Può quella singola mucca che tiene la donna legata alla terra e alla povertà, diventare anche la sua leva di riscatto? È questo l’interrogativo alla base di un progetto sostenuto da Caritas sant’Antonio in due aree rurali della diocesi di Sivaganghai, quattordici villaggi in tutto dislocati su un territorio arido, con scarso foraggio, lontano da ogni tipo di servizio. La richiesta arriva nell’ottobre del 2025, da parte di fra Britto Jeyabalan, segretario di un’associazione diocesana di promozione allo sviluppo, la Sivagangai Multipurpose Social Service (SMSSS).

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(articolo di Giulia Cananzi, numero di maggio 2026)

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